«Apriamo solennemente l’Anno Giubilare per la nostra Chiesa di Loreto. Questo rito è per noi preludio di una ricca esperienza di grazia
e di misericordia, pronti sempre a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi, specialmente in questo tempo di guerre e di disordini. Cristo, nostra pace e nostra speranza, sia nostro compagno di viaggio in questo anno di grazia e di consolazione. Lo Spirito Santo, che oggi inizia in noi e con noi questa opera, la porti a compimento fino al giorno di Cristo Gesù».
Con queste parole, l’Arcivescovo Mons. Fabio Dal Cin ha solennemente aperto il Giubileo per la Prelatura Lauretana il 29 dicembre 2024. La celebrazione è iniziata alle ore 15:30 in Piazza della Madonna, in una splendida giornata di sole. Erano presenti i sacerdoti che quotidianamente servono i fedeli delle parrocchie lauretane, insieme ai frati cappuccini impegnati nella cura del Santuario. Il rito di apertura del Giubileo ha unito fedeli lauretani e provenienti da diverse parti d’Italia. La processione, partita dalla fontana, si è poi diretta verso il sagrato della basilica. Il Vescovo ha solennemente portato all’altare maggiore la croce giubilare, collocandola poi davanti alla finestra della Santa Casa, rendendola visibile a tutti i fedeli come segno della speranza che questo Giubileo vuole trasmettere ai cristiani di tutto il mondo. Nella notte di Natale Papa Francesco ha aperto la Porta Santa del Giubileo dell’Anno 2025 nella Bolla di indizione «Spes non confundit», «la speranza non delude» invita i credenti ad essere «pellegrini di speranza», esortando in questo
modo: «Nel segno della speranza l’apostolo Paolo infonde coraggio alla comunità cristiana di Roma. La speranza è anche il messaggio centrale del Giubileo, che secondo antica tradizione il Papa indìce ogni venticinque anni. Penso a tutti i pellegrini di speranza che giungeranno a Roma per vivere l’Anno Santo e a quanti, non potendo raggiungere la città degli apostoli Pietro e Paolo, lo celebreranno nelle Chiese particolari. Per tutti, possa essere un momento di incontro vivo e personale con il Signore Gesù,
“Porta” di Salvezza; che la Chiesa ha la missione di annunciare sempre, ovunque e a tutti quale «nostra speranza». La speranza è connaturata nell’essere umano: «Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene».
Tuttavia, vi è anche la presenza di sentimenti contrastanti di fronte all’incertezza del futuro, il Papa, nella Bolla letta prima dell’inizio della processione, invita a non cadere nello scetticismo e nel pessimismo, ma a cogliere il Giubileo come occasione «di rianimare la speranza». Per disposizione di Papa Francesco le Porte Sante sono solo quelle delle quattro basiliche papali maggiori (San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le Mura) e quella del carcere romano di Rebibbia. Nelle Diocesi ci saranno invece chiese giubilari, meta di pellegrinaggio, dove sarà concessa l’Indulgenza secondo le indicazioni canoniche.
La Basilica della Santa Casa di Loreto è chiesa giubilare. Uniti nella preghiera, dopo aver varcato la soglia della porta della Basilica, prosegue la solenne celebrazione: «L’Anno Santo, che ha spalancato le sue porte a tutta l’umanità nella notte di Natale a Roma, con questo rito assume una dimensione più familiare. Ci troviamo infatti come famiglia diocesana di Loreto e con quanti sono spiritualmente legati alla Santa Casa per iniziare il nostro cammino giubilare, in speciale unità con le Chiese sparse nel mondo intero»
esorta l’Arcivescovo durante l’omelia. Nelle parole di Mons. Fabio Dal Cin emerge la volontà di rendere Loreto una città adatta ad
accogliere tutti i pellegrini che passeranno e invitando a riflettere: «Loreto dev’essere consapevole della sua missione di accogliere
i numerosi pellegrini che andando o tornando da Roma passeranno per la Santa Casa di Maria, Casa della famiglia di Nazareth».
L’accento si sposta poi sulla preparazione della comunità ad essere «città della speranza»: «Più che negli eventi […] questa preparazione consiste nello stile di vita, nella qualità etica e spirituale della convivenza». Viene quindi posta una domanda cruciale: «stiamo operando, ciascuno nel proprio ambito, affinché questa città sia segno di speranza per chi vi abita, per le prossime generazioni e per quanti la visitano?». Il Giubileo viene visto come un’opportunità di «revisione di vita personale e sociale alla luce del Vangelo».
Il Vescovo Fabio prosegue con l’esempio di Maria e Giuseppe in pellegrinaggio a Gerusalemme: «Nel Vangelo li abbiamo visti insieme
a Gesù che compiono il loro pellegrinaggio a Gerusalemme». Il pellegrinaggio viene paragonato al viaggio della vita: «La vita è un viaggio dietro a Gesù, e si cammina verso una meta: che è la Casa del Padre: l’incontro con Dio». Viene poi evidenziato il rischio di «smarrire Gesù», non solo «per cattiveria, o per colpe e peccati gravi… ma anche per distrazione, o per delusione, o perché diamo per scontato che lui ci sia», sottolineando che senza Gesù si vive «nell’angoscia, siamo smarriti e inquieti». Maria e Giuseppe offrono un esempio su come ritrovare Gesù: «Intanto, quando si accorgono che Gesù non è più con loro, non si accusano a vicenda, non si scaricano la colpa l’uno con l’altro, ma lo cercano insieme». Il Giubileo offre la «grazia di cercarLo insieme, insieme con
tutti i credenti e con tutte le persone che cercano Dio con cuore sincero». Si mette in guardia contro una riduzione del Giubileo a «gesti puramente esteriori, a formule di preghiera ripetute senz’anima e nemmeno a pellegrinaggi che sembrano più gite turistiche». Il
Giubileo autentico è «un energico appello a convertirci, cioè, a trovare il coraggio di cambiare in meglio partendo dal nostro cuore». L’omelia insiste sull’importanza di cercare Gesù insieme: «Ma tutto comincia se – come Maria e Giuseppe – vogliamo davvero trovare
Gesù insieme, insieme con tutta la Chiesa: con il Papa, i vescovi, i sacerdoti, le famiglie, i consacrati… Insieme ascoltare e imparare a scrutare le sacre scritture, insieme a celebrare e vivere i sacramenti, anziani e giovani insieme, insieme anche con coloro che hanno perso la capacità di sognare». Viene affermato con forza che «Dio lo si trova insieme con gli altri. Da soli possiamo solo perderlo». Per trovare Gesù bisogna «fare come Maria e Giuseppe: andare a cercarlo col desiderio ardente di trovarlo! Adesso! Non cercare un personaggio del passato e neppure uno come tanti, ma Gesù che è vivo, vivo adesso, domani, sempre!
Vivo dentro la nostra vita quotidiana». S. E. Mons. Fabio dal Cin conclude con una confessione di fede: «Gesù Cristo nostra speranza!», ad essa aggiunge una citazione di Paolo VI: «Tu ci sei necessario, O Cristo, per scoprire la nostra miseria e per guarirla; Tu ci sei necessario per avere il concetto del bene e del male. Tu ci sei necessario, per trovare il fondamento della pace e la speranza della vita nuova; Tu ci sei necessario per avere la certezza di sperare sempre, che non esiste nessuna situazione, per quanto disperante, nella quale non possa entrare la potenza della tua grazia che ci libera dal male e dal peccato, che ci dona la forza del suo amore che perdona e salva». Segue una preghiera alla Vergine Maria, «Madre della Speranza, affinché aiuti a cercare e ad accogliere Gesù come lo hai cercato e accolto tu insieme a tuo marito Giuseppe e doni di sperare per noi, per gli altri, per l’umanità intera, che la pace è possibile e che non esiste nessuna situazione, per quanto disperante, nella quale non possa entrare la potenza della grazia del tuo Figlio Gesù che ci libera dal male e dal peccato, che ci dona la forza del suo amore che perdona e salva».
Articolo di Camilla A. Daprati (tratto dal Messaggio della Santa Casa Gennaio 1/2025)


